RIFLESSIONI SULLA SUPERLUNA

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MODICA – Alzare gli occhi al cielo è un’attitudine naturale dell’uomo.
Dall’osservazione del cielo sono nati i miti, vengono ispirati i poeti, e la scienza lavora per darsi delle risposte, ma tutto ruota sempre intorno al fatto che il firmamento ispira e diventa specchio per le grandi domande dell’uomo.
Tra tutti gli oggetti celesti il più immediato è la luna, perché è il più prossimo, perché è il mistero più vicino, perché la sua presenza si riflette empiricamente sulla vita della terra, pensiamo ad esempio alle maree.
E perché non devi cercarla, per vederla.
E’ lì, pressoché tutti i giorni, presenza costante a ricordare il mistero del cosmo, e se vogliamo del creato, se anche l’acqua, il fuoco, l’aria di cui siamo circondati non fossero sufficienti.
La luna è come fosse un segno costante e sempre presente di una direzione alla quale sentiamo il bisogno di guardare: con gli occhi in alto.
E per di più ha la capacità di rischiarare qui sotto, a svelare ciò che già guardiamo, ma che spesso non vediamo.
Quando ho scattato quella foto ero a una riunione di lavoro, fortunatamente in un luogo in cui affacciandomi dalla finestra ho trovato questo paesaggio ibleo a me caro e familiare. Ecco la luna ha anche questa capacità di richiamare, di farti fermare, bloccando per qualche istante la tua routine, per invitarti alla contemplazione, e ricentrarti in un attimo al tuo posto nell’universo.
Se guardo a questa foto vedo prati verdi, muri a secco, orizzonte lontano, puntini di luce delle case dove vivono persone intente nel loro quotidiano, mentre sul cielo, ieri come milioni di altre volte, si alza la superluna, cioè la luna piena nel suo punto più vicino alla terra, cioè il mistero più vicino nel giorno in cui è più vicino alle grandi domande dell’uomo.

Alessia Scarso – 21 febbraio 2019

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